Il pellet ,come riconoscere il migliore

È indispensabile che il prodotto sia certificato da attestazioni nazionali o internazionali; per l’Italia, la certificazione riconosciuta è Pellet Gold, Din Plus per la Germania e quella ÖNORM per l’Austria.
Tuttavia, una certificazione unica a livello europeo, la EN Plus, consente di controllare tutte le caratteristiche chimico-fisiche del pellet e consente di suddividerlo in tre categorie, ovvero le seguenti:

la A1 per il pellet più pregiato;
la A2 per il pellet di seconda scelta;
la B all’interno della quale sarà classificato il pellet più scadente, adatto solo per usi industriali.

Per controllare la buona qualità del pellet si può procedere anche ad una prova manuale

 

Prendendo tra le mani una manciata di ovuli di pellet, immergendo il tutto in acqua fredda per qualche secondo ed esercitando, in ultimo, uno sfregamento meccanico, è possibile valutare la qualità del pellet, stabilendo la sua morbidezza.In base al tempo e alla forza necessari per disintegrare gli ovuli, infatti è possibile stabilire se si è in presenza di un pellet compresso o di un pellet morbido; nel primo caso, è necessario applicare una forza molto alta, nonché un tempo molto elevato e il responso indicherà un prodotto di scarsa qualità, per il quale sono stati impiegati troppi leganti, non conformi alle normative.

Se, invece, il tempo impiegato per la disintegrazione del prodotto è breve e la forza esercitata è stata debole, si è in presenza di pellet morbido.

Entrambe queste due tipologie di pellet influiscono sensibilmente sull’efficienza della macchina impiegata per la combustione; i problemi si verificheranno con le basse temperature, in quanto il tempo di combustione si allungherà notevolmente, trovando delle serie difficoltà per raggiungere il cuore dell’ovulo.

La presenza di polvere di legno all’intero della confezione, inoltre, potrebbe essere un chiaro segnale per decretare la pessima qualità del pellet, tuttavia, fino a quando questa quantità equivale solo allo 0,95%, riscontrata all’interno di un sacco avente peso di 15,230Kg, allora, essa rientra nelle percentuali tollerate: per intendersi, due o al massimo tre pugni sono una quantità ragionevole, al fine di tutelare il meccanismo di riscaldamento da rischi vari.
Tabella valori medi pellet

L’umidità e anch’esso un dato importante in quanto maggiore è la stessa, minore sarà la resa calorica in quanto parte della combustione servirà a farla evaporare. Il valore quando inferiore al 10% sarà un buon segnale di qualità.

L’elevata presenza di inquinanti come cadmio, mercurio, arsenico, piombo, colla, plastica indicano che il prodotto non è puro e la qualità potrebbe esserne compromessa. Ricordate che i prodotti migliori sono quelli composti da legni vergini!

Il potere calorifero di un buon pellet oscilla da 4,7 a 5,5 kWh/kg, valori inferiori sono indice di bassa resa che andrebbe a rendere vano un eventuale acquisto basato solo sul prezzo.

In conclusione: l’acquisto di un buon prodotto è dato dai valori medi sopra riportati diffidate da prezzi troppo bassi che potrebbero invogliare all’acquisto ma rivelarsi alla fine dei conti più costosi in quanto la resa calorica sarà inferiore, inoltre si corre il rischio di aumentare la manutenzione straordinaria della stufa che effettuata da tecnici specializzati avrà un costo notevole che ovviamente vorremmo evitare.

Vi sono ulteriori informazioni che potrebbero aiutarci a scegliere ma come titolato questa è una miniguida al corretto acquisto del pellet e le informazioni in essa contenuta sono sufficienti per mettere in condizione l’utente medio ad operare un corretto acquisto e godersi così la propria stufa coscienti di aver acquistato il prodotto ottimale per i nostri bisogni e le nostre tasche!

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