Noi che … che belli quegli anni

Noi, che il 1° Novembre era ‘Ognissanti’, mica Halloween.
Noi, che l’unica merendina era il pane spalmato con lo zucchero.
Noi, che la penitenza era ‘dire-fare-baciare-lettera-testamento.
Noi, che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi, che il Ciao e il Boxer si accendevano pedalando.
Noi, che nei mercatini dell’antiquariato troviamo i giocattoli di quando eravamo piccoli e diciamo “guarda! te lo ricordi?” e poi sentiamo un nodo in gola.
Noi, che siamo ancora qui e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le ricordiamo.
Noi, che vivevamo negli anni di piombo, in mezzo ad inaudite violenze per lotte sociali e di classe.
Noi, che trovavamo lavoro tutti e subito. E ci sposavamo presto.
Noi, che siamo stati tutte queste cose e tanto altro ancora.Noi, che alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. nessuno andava dallo psicologo, dallo psico pedagogo nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né di iperattività; semplicemente ripeteva ed aveva una seconda opportunità.
Noi, che avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità ed imparavamo a gestirli. La grande domanda è: come abbiamo fatto a sopravvivere? e, ad essere le persone che siamo ora ?
Noi, che amavamo il ballo della mattonella
Noi, che da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza, né airbag…
Noi, che viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.
Noi, che le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con pitture a base di piombo.
Noi, che non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte.
Noi, che quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.
Noi, che  ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, ma non c’era alcuna denuncia per questi incidenti. La colpa non era di nessuno se non di noi stessi.
Noi, che per escort avevamo solo l’automobile
Noi, che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta del pane che si impregnava d’olio.
Noi, che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.Noi, che quando a scuola c’era l’ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.

 

 

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